La Russia torna a esibire il proprio arsenale strategico in uno dei momenti più delicati della guerra contro l’Ucraina. Il Cremlino ha annunciato il successo di un nuovo test del missile balistico intercontinentale RS-28 “Sarmat”, soprannominato in Occidente “Satan II”, in concomitanza a uno dei più pesanti attacchi aerei contro Kyiv degli ultimi mesi. Una coincidenza tutt’altro che casuale, che intreccia dimensione militare, comunicazione strategica e deterrenza nucleare.
Secondo quanto riferito dall’agenzia statale russa TASS, il comandante delle Forze Missilistiche Strategiche Sergey Karakayev avrebbe informato il presidente russo Vladimir Putin del successo del lancio. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha inoltre dichiarato che Mosca aveva notificato preventivamente il test agli Stati Uniti e ad “altre capitali”, nel tentativo di presentare l’operazione come conforme alle procedure internazionali di trasparenza nucleare.
Il “Sarmat” rappresenta uno dei simboli più evidenti della modernizzazione strategica russa avviata da Putin negli ultimi anni. Presentato nel 2018 insieme ad altre “superarmi” russe, il missile dovrebbe sostituire il vecchio R-36M sovietico e garantire a Mosca capacità di deterrenza globale grazie a una gittata teorica di circa 18 mila chilometri – anche se Putin ne prevede 35 mila – e alla possibilità di trasportare fino a 16 testate nucleari multiple.
Tuttavia, dietro la retorica del Cremlino emergono numerosi dubbi. Negli ultimi anni il programma “Sarmat” è stato segnato da ripetuti fallimenti. Nel settembre 2024 immagini satellitari analizzate da gruppi di intelligence open source mostrarono un’esplosione catastrofica presso il cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk. Un altro test problematico era già stato segnalato dagli Stati Uniti nel febbraio 2023, mentre nel novembre 2025 circolò online un video che mostrava un missile precipitare poco dopo il lancio nella regione russa di Orenburg.
Per molti analisti occidentali, il valore del “Sarmat” è quindi soprattutto politico e comunicativo. George Barros, analista dell’Institute for the Study of War, ha definito il missile “non particolarmente rilevante” dal punto di vista strategico, sottolineando come il principio della deterrenza nucleare reciproca renda marginali le differenze tra sistemi d’arma di questo tipo. Più importante sarebbe invece l’effetto psicologico che Mosca cerca di produrre sia all’esterno sia all’interno del Paese.
L’annuncio del test arriva infatti pochi giorni dopo la celebrazione del Giorno della Vittoria del 9 maggio, apparsa più contenuta rispetto agli standard degli ultimi anni. La tradizionale parata sulla Piazza Rossa è durata soltanto 45 minuti e, per la prima volta in quasi due decenni, non ha mostrato mezzi pesanti russi. Il Cremlino ha attribuito la scelta al rischio di attacchi ucraini, in un contesto segnato dall’aumento delle incursioni con droni contro il territorio russo e persino contro Mosca.
Secondo Barros, il rilancio mediatico del Sarmat servirebbe proprio a compensare l’imbarazzo internazionale provocato da una celebrazione ridimensionata. Putin punta infatti a preservare l’immagine della Russia come grande potenza globale capace di intimidire i propri avversari nonostante le difficoltà militari sul terreno ucraino.
Parallelamente, la guerra continua però a produrre effetti devastanti sul piano convenzionale. Nella notte tra il 13 e il 14 maggio, la Russia ha lanciato uno dei più massicci attacchi aerei dall’inizio del 2026 contro Kyiv e altre città ucraine. Secondo le autorità di Kyiv, almeno otto persone sono morte nella Capitale, tra cui un ragazzo di 13 anni, mentre oltre quaranta sono rimaste ferite.
L’attacco ha combinato droni kamikaze Shahed, missili balistici Iskander e missili aeroballistici Kinzhal. L’aeronautica ucraina ha dichiarato che sono stati lanciati 56 missili e 675 droni. Sebbene la maggior parte dei droni sia stata intercettata, la capacità di contrastare i missili balistici rimane limitata.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha evidenziato proprio questo squilibrio, spiegando che il tasso di intercettazione dei droni ha raggiunto il 94%, mentre solo il 7% dei missili sarebbe stato neutralizzato. Una differenza che riflette la crescente carenza di sistemi di difesa antiaerea avanzati e di munizioni intercettrici, tema ormai centrale nel dibattito europeo sul sostegno militare a Kyiv.
Zelensky ha accusato la Russia di utilizzare deliberatamente una “tattica terroristica”, accumulando droni e missili per saturare la difesa aerea ucraina e provocare il massimo danno possibile alle infrastrutture civili. Il presidente ucraino ha inoltre annunciato di aver incaricato le forze armate e i servizi speciali di preparare possibili opzioni di risposta.
La nuova escalation arriva in una fase di crescente pressione sull’Europa. Da un lato, gli Stati membri dell’Unione europea continuano a discutere nuove forme di sostegno militare e industriale all’Ucraina, dall’altro, il Cremlino intensifica la propria strategia di deterrenza e intimidazione attraverso il richiamo costante al proprio arsenale militare.

